La Terapia infiltrativa nelle patologie della mano: lo stato dell’arte nel dito a scatto!

a cura del Dottor Giuseppe Internullo, specialista in Chirurgia della Mano, Caltagirone,

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II polso e la mano contengono numerose strutture che possono andare incontro a processi patologici suscettibili di trattamento infiltrativo come le rizoartrosi e le tenosinoviti. Queste ultime, molto frequenti, interessano soprattutto il primo compartimento dorsale, ossia l'estensore breve e l'abduttore lungo del pollice, oppure gli estensori lunghi delle dita o, ancora, sebbene più raramente, l'estensore lungo del pollice (ELP) la cui flogosi può associarsi a quella dell'estensore comune delle dita dando luogo alla cross syndrome, clinicamente contrassegnata dalla presenza di dolore nella regione dorso-centrale del polso, dove i due tendini s'intersecano. Anche l'impatto epidemiologico dell'osteoartrosi appare indubbiamente rilevante, se si considera che la sua prevalenza - attestata su valori del 30% per il ginocchio, 19% per l'anca e 17% per la spalla - raggiunge il 26% a livello della mano.

LE TENOSINOVITI STENOSANTI: DAL DITO A SCATTO...

La flogosi dei tendini flessori delle dita e delle pulegge entro cui essi scorrono è conseguente a microtraumatismi ripetuti tipici di alcune attività lavorative (camerieri, carpentieri ecc.). Nello specifico, la puleggia più frequentemente coinvolta dalla stenosi è la A1 la cui alterazione crea un conflitto di tipo meccanico il quale, a sua volta, innesca un circolo vizioso che tende a mantenere e aggravare l'infiammazione

Clinicamente, è possibile apprezzare un nodulo tendineo prossimale alla piega palmare distale che manifesta una mobilità consensuale a quella del tendine. Il dolore è aumentato dalla digitopressione e, quando è coinvolto il pollice, viene percepito a livello dell'articolazione interfalangea. L’approccio terapeutico, basato essenzialmente sul riposo, lascia spazio anche alla terapia infiltrativa con corticosteroidi: nella aesperienza, per esempio, utilizzo  0,5 mi di steroide miscelato a 0,5 mi di carbocaina al 2% senza adrenalina, con l'accortezza di non effettuare più di 2 infiltrazioni a distanza di 15 giorni una dall'altra; in questo modo è possibile risolvere la sintomatologia dolorosa nel 60% dei casi Tuttavia, occorre avvertire il paziente circa la possibile esacerbaziene del dolore nei giorni immediatamente successivi all'infiltrazione e la possibile comparsa di depigmentazione della cute necrosi del tessuto adiposo sottocutaneo, effetti collatelari che comportano un danno estetico permanente. Anche se la diagnosi del dito a scatto non pone particolari problemi, prima di procedere alla terapia infiltrativi è importante effettuare sempre un esame ecografico in quanto il dolore e lo scatto potrebbero dipendere da una lesione parziale del tendine flessore suscettibile di rottura completa dopo l'infiltrazione con sferoidi. L'esame ecografico, inoltre, consente di valutare l'eventuale presenza di neoformazioni cistiche a carico del tendine, condizione che controindica il trattamento infiltrativo poiché nella maggior parte dei casi le cisti tendono a recidivare. Questa è la possibilità se si vuole evitare l’intervento e conviene farsi fare l’infiltrazione da chi conosce l’anatomia, dallo specialista in chirurgia della mano ed eventualmente sotto guida ecografica.

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DITO A SCATTO

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