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L'artrosi

È una malattia degenerativa cronica che riguarda le cartilagini articolari. Vediamo in che cosa consiste nel dettaglio e come farvi fronte.

Di che cosa si tratta:

Le cartilagini articolari sono le parti di tessuto che ricoprono le ossa all'interno delle articolazioni e che hanno una funzione di cuscinetto ammortizzatore: esse evitano le frizioni tra i capi ossei e permettono loro di scorrere agevolmente l'uno sull'altro. Nelle persone che non hanno problemi, le cartilagini articolari si usurano con il movimento, ma hanno la capacità di rigenerarsi. Di conseguenza non viene avvertito dolore. Quando, invece, c'è una situazione di artrosi, il tessuto cartilagineo malato non si rigenera ma continua a usurarsi e a indebolirsi, fino a quando l'articolazione perde la sua mobilità. Ecco che cosa succede nel dettaglio.

IL "CUSCINETTO" NON C'È PIÙ

La cartilagine che non riesce a riformarsi lascia scoperto Tosso sottostante, che si indurisce e si ricopre di un tessuto nuovo, osseo, costituito dai cosiddetti osteofiti, che irritano le strutture circostanti. • Nel caso di artrosi della colonna, in seguito a posizioni scorrette e a fattori meccanici o degenerativi, i dischi intervertebrali si assottigliano fino a che le vertebre si toccano l'una con l'altra e la persona ha mal di schiena. L'articolazione diventa rigida, "scricchiola" e perde la sua funzionalità. Alcune zone colpite dal disturbo si assottigliano: è il caso della artrosi alle dita delle mani. • Qualche volta, la situazione può essere ulteriormente complicata da una infiammazione dovuta al fatto che i detriti cartilaginei si disperdono all'interno

dell'articolazione. La zona può mostrarsi arrossata, calda e dolente e si può verificare il "versamento articolare": al suo interno si raccoglie del liquido.

Quando si manifesta

I sintomi veri e propri dell'artrosi iniziano a essere avvertiti dopo i 50 anni di età, ma il problema ha inizio molto tempo prima. Se, infatti, le persone di trentanni venissero sottoposte a una radiografia delle parti del corpo più esposte al problema (si veda il paragrafo seguente), sarebbe possibile vedere già i primi segni della degenerazione. • La differenza è che, mentre nelle persone più mature il disturbo inizia a manifestarsi spontaneamente, nei più giovani questo avviene in conseguenza di un evento traumatico subito nell'area predisposta. .L'artrosi può colpire indifferentemente qualsiasi parte del corpo, ma alcune ne sono interessate più di frequente. Sono a rischio maggiormente la colonna vertebrale, quindi le ossa delle ginocchia,.delle anche e delle dita delle mani. Ecco nel dettaglio le aree più interessate dal problema:

Rachide: 33%; Cervicale: 30%; Anca: 30%; Ginocchio: 27%; Caviglia: 9%; Polso: 7%.

Ce ne sono due tipi

L'artrosi può essere di due tipi: primaria e secondaria. L'artrosi primaria ha cause praticamente sconosciute, anche se è probabile che sia in parte responsabile una tendenza ereditaria. • Tende a manifestarsi presto, ben prima dei cinquantanni, colpisce in modo particolare le donne e si manifesta soprattutto nelle mani, nelle ginocchia e nella colonna vertebrale. L'artrosi secondaria compare in età più avanzata ed è sempre la conseguenza di cause precise. Frequentemente questo tipo di artrosi è dovuta a traumi, in genere piccoli e ripetuti come, per esempio, i movimenti che si compiono su! lavoro. In questo caso si parla di artrosi professionale, che colpisce determinate categorie di lavoratori nella zona del corpo che viene ripetutamente sottoposta a usura: per esempio, i tennisti soffrono di artrosi ai gomito, i pianisti e i

panettieri alle mani, i calciatori e le ballerine ai piedi e alle caviglie. I traumi che causano l'artrosi secondaria possono, però, essere anche violenti e comportare vere e proprie fratture, a seguito delle quali l'articolazione non è più in grado di saldarsi perfettamente e che aprono quindi la strada al problema. • Tra le cause dell'artrosi secondaria vi sono anche difetti congeniti nello sviluppo osseo, che con il passare degli anni favoriscono posture scorrette e, quindi, anche la tendenza ad appoggiare il peso nel modo sbagliato sull'articolazione. Anche l'obesità è una causa che favorisce la comparsa dell'artrosi.

I sintomi

II primo sintomo dell'artrosi è il dolore che, però, non è continuo. Esso compare dopo che l'articolazione malata ha eseguito un movimento, per attenuarsi dopo che questa viene tenuta a riposo. Oppure, il dolore compare improvvisamente dopo un periodo di inattività e si attenua a mano a mano che l'articolazione con il movimento si " scioglie". Il dolore può essere maggiormente avvertito nelle situazioni di umidità e di freddo.

L'articolazione tende poi a perdere funzionalità e, quando la si muove, si possono avvertire rumori simili a crepitii e a scrosci. Quando la situazione è più seria, la zona appare deformata e ingrossata Già l'esame clinico, cioè l'osservazione e la visita del medico, è utile per riconoscere il disturbo. Per essere certi che la diagnosi sia esatta, però, è necessario ricorrere ad alcuni esami. serve, invece, per individuare l'eventuale presenza di liquido sinoviale e di un aumento di tessuto sinoviale all'interno dell'articolazione. A livello del ginocchio, può essere utile effettuare un'artroscopia che permette di visionare lo stato della cartilagine e di effettuare un prelìevo (cioè una biopsia) e un successivo esame di laboratorio. L'artrosi, come tutte le malattie reumatiche di tipo cronico, non si può propriamente guarire. Essa, però, si può curare, o addirittura bloccare, a patto che si riconoscano per tempo i sintomi e si intervenga nelle fasi iniziali. In primo luogo, è importante che la persona che soffre di artrosi imposti con il proprio ortopedico un rapporto di fiducia e di disponibilità a collabo rare. • Spesso, infatti, chi soffre di artrosi pensa che sia sufficiente prendere un farmaco (per esempio un antidolorifico) per vedere attenuarsi il problema e, poiché questo non accade, la persona si demoralizza e decide di lasciare perdere, di non seguire più le cure. Quindi, si rassegna a convivere con il dolore e la difficoltà di movimento. È importante, invece, avere fiducia nelle proposte del medico, seguendo cure con i farmaci ed, eventualmente, associandole ad altri metodi di supporto. Anche se i farmaci antidolorifici sono prodotti che in molti casi possono essere acquistati senza la prescrizione medica, è meglio evitare l'automedicazione. Curarsi da soli può, nel caso dell'artrosi, non condurre ai risultati sperati o addirittura provocare effetti collaterali. Quindi è bene chiedere sempre il parere dell' ortopedico anche per prendere semplici antidolorifici. In genere, per attenuare i dolori artrosici lo specialista prescrive antinfìammatori non steroidei (Fans) che hanno la capacità di ridurre o eliminare il dolore poco tempo dopo averli presi. I Fans, però, non sono tutti uguali: alcuni principi attivi possono essere più indicati per una persona e meno per un'altra. Senza contare che alcuni di questi farmaci possono interagire con altri medicinali, come gli anticoagulanti, oppure, ancora, dare disturbi allo stomaco. Per tutti questi motivi, oltre che per un'uso mirato, è bene rivolgersi al medico. Per rallentare l'usura della cartilagine, lo specialista può prescrivere farmaci condro protettori a base di condroitinsolfato o di glucosamina. Questi hanno la capacità d stimolare e proteggere i condrociti, cioè le cellule che costituiscono l'impalcatura della cartilagine assieme alle fibre collagene. Vanno presi continuamente, ma gli effetti collaterali sono rari. Infine, per la cura dell'artrosi è utile effettuare il cosiddetto "lavaggio articolare": l'articolazione (in genere spalla o ginocchio) viene attraversata da un ago che vi inietta 2-3 litri di soluzione fisiologica. Questa elimina i residui di cartilagine, permettendo anche di migliorare lo stato dell'articolazione stessa.

I rimedi da associare

Oltre a prendere i farmaci, è possibile ricorrere ad altri sistemi. Ecco quali sono i più efficaci. soffre di osteoporosi e le donne in gravidanza. Inoltre, non è un trattamento che può essere seguito quando si ha la febbre. Viene così definito l'insieme dei trattamenti termali utili contro l'artrosi. Essi, attraverso il calore, provocano un aumento della quantità di sangue nei vasi sanguigni che irrorano tutti i tessuti, comprese le articolazioni, che risultano più nutrite e meglio rifornite di ossigeno. Questo sistema, inoltre, ha effetti benefici anche sulla produzione di alcune componenti della cartilagine. • Va però ricordato che la fangobalneoterapia non è adatta a tutti. Infatti, non vi si può sottoporre chi ha la pressione bassa, chi soffre di osteoporosi e le donne in gravidanza. Inoltre, non è un trattamento che può essere eseguito quando si ha la febbre. Chi ha problemi di artrosi non deve stare immobile. È certo anzi che eseguire quotidianamente esercizi di ginnastica, consigliati dal fisioterapista, aiuti ad attivare la circolazione sanguigna e a sciogliere le rigidità articolari, con benefici anche dal punto di vista del sollievo del dolore. Quando il problema riguarda le gambe, è possibile indossare plantari o scarpe apposite, capaci di correggere o proteggere le articolazioni colpite da artrosi, in modo che il peso del corpo le affatichi meno e quindi si avverta meno dolore. L'intervento chirurgico rappresenta l'ultima alternativa per chi ha problemi di artrosi: ci si ricorre soltanto se il trattamento con i farmaci, associato ai metodi di sostegno, non ha dato i risultati desiderati, o se la malattia è giunta a stadi cosi avanzati che il dolore è tale da non permettere di vivere serenamente. Ecco i metodi ai quali si ricorre più frequentemente. di sorreggere il peso del corpo e che, quindi, risultano particolarmente provate dalla malattia. L'inserimento di protesi è un intervento abbastanza comune. Consiste, in pratica, nel sostituire l'articolazione danneggiata con una artificiale. L'intervento si effettua quasi sempre nel caso del ginocchio o dell'anca, articolazioni che hanno la funzione Si tratta di un intervento rivoluzionario, che ha cambiato la cura dell'artrosi. Si effettua in due momenti. • In primo luogo si esegue un intervento in artroscopia. Si effettua cioè un'incisione a livello dell'articolazione che si deve operare e da qui si introducono piccoli strumenti chirurgici che prelevano un campione di cartilagine, che viene poi esaminato in laboratorio. Dalla porzione di cartilagine ancora sana, si preleva un campione di condrociti (le cellule della cartilagine} che vengono poi coltivati in laboratorio. • Dopo circa due mesi, la persona torna in ospedale e si sottopone a un nuovo intervento. A seconda dell'entità del problema, si opera in artroscopia o con la chirurgia classica. I condrociti sani vengono innestati sull'articolazione malata e poco per volta sostituiscono le cellule danneggiate. L'intervento chirurgico può in alcuni casi può essere utile per attenuare il dolore. Con il bisturi, in artroscopia o con la chirurgia classica, si limano le protuberanze ossee che si formano sull'articolazione. Esse non comprimono più i nervi e i muscoli vicini

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